venerdì 6 novembre 2015

Il Novembre Nero nella città di Christchurch






Il professor Geoffrey Rice ha scritto un libro intitolato "Novembre Nero : la
pandemia del 1918 in Nuova Zelanda".
Quello che segue è il resoconto di una conferenza che il professore ha tenuto il 29/11/2005 nella citta' di Christchurch, che si trova nell' Isola del Sud della Nuova Zelanda. Questa cittadina di 90000 anime  fu teatro della pandemia del 1918, come il resto della nazione e del mondo, ma e' riuscita, con un minimo di organizzazione, a limitare i danni. Ho trovato la conferenza di questo professore molto istruttiva. La propongo  per
chè è importante essere consapevoli della propria storia locale e perchè penso che dal passato ci sia sempre da imparare.
 
E' meglio essere preparati e non avere una pandemia che avere una pandemia e non essere preparati



Il mio primo lavoro sul influenza del 1918 fu proprio qui a Christchurch, un pezzo di storia medico-sociale locale. Ho trascorso le mie vacanze intervistando i sopravvissuti nelle case di riposo, lavorando sui registri di morte e sui giornali dell' epoca. Ero affascinato nello scoprire che delle persone sono morte di influenza nel 1918 nel luogo preciso in cui sono cresciuto, a Waltham. Conoscevo bene le case dove avevano perso la vita; ci passavo davanti tutti i giorni per andare a scuola. Tutto questo rendeva tali storie come una parte della mia vita, le rendeva in qualche modo molto vicine e personali.
Una cosa che mi interessava dell'influenza del 1918 era l'enorme impatto che doveva avere avuto sulle giovani famiglie, perché quell' influenza è stata un vero capovolgimento nell' ambito della storia delle pandemie. L'influenza normalmente uccide solo i più piccoli o i più vecchi. Ma la cosiddetta influenza spagnola del 1918 prendeva di mira i giovani adulti nel pieno della vita, di età compresa tra 25 e 45 anni. Non sappiamo ancora esattamente perché si sia comportata in questo modo. Ora che conosciamo la sua struttura genetica, il virus H1N1 ci sembra molto ordinario. Era in realtà più vicino all' influenza suina che all' influenza aviaria, ma questa è un'altra storia. Mi chiedevo quanti orfani deve aver lasciato? Dal momento che si trattava di una ricerca a cui dedicavo il mio tempo libero, insieme ad altri miei doveri di insegnamento della storia europea, "Novembre Nero" ha richiesto quasi un decennio per arrivare alla fine. Il mio capo di dipartimento ha tentato di dissuadermi, dicendo che dovevo andare avanti con la mia ricerca europea. Ora sono molto contento di aver perseverato con l'influenza quando molte altre cose stavano accadendo nella mia vita. Quello che mi spingeva a continuare era l'enorme interesse che la gente dimostrava ogni volta che dicevo che stavo lavorando sull'influenza del 1918. Chiaramente, per un sacco di famiglie e individui neozelandesi era la cosa più importante che sia mai accaduta nella loro vita. Ha cambiato la direzione della loro vita ed alterato la loro probabilità di sopravvivenza. Questo era ancora più vero nella società Maori; l'influenza del 1918 è stata come un taglio di spada che ha lacerato il tessuto del tempo. Come Sir Tipene conosce bene, per il popolo Maori gli eventi fanno data a seconda che siano avvenuti prima o dopo l'influenza del 1918, talmente importante è stato per loro questo evento. Presto mi resi conto che questa era una storia davvero importante per la gente comune e non solo per gli storici accademici. Ma ora che ho iniziato a parlare circa l'influenza del 1918 è giunto il momento di passare alla seconda parte, che è la parte principale di questa conferenza.

Così, come ha fatto Christchurch ad affrontare la pandemia del 1918?

Chiaramente sarebbe impossibile dare una risposta esauriente a questa domanda nei prossimi venti minuti. Perché richiederebbe un altro libro! E nel mio archivio personale presso l' Università ho materiale più che sufficiente per scrivere un altro libro, solo su Christchurch e l'influenza del 1918, se qualcuno si prendesse la briga di pubblicarlo. Nel frattempo, vi posso rimandare al capitolo 5 di “Novembre Nero” per un breve profilo. Una conferenza come questa non mi permette di eviscerare tutti gli aspetti della pandemia del 1918 nel mondo. Ancora una volta, vi rimando a “Novembre Nero”. In questa parte del discorso posso solo fare uno schizzo di quello che è successo a Christchurch durante l' influenza del 1918 ed evidenziare quello che ha fatto il Consiglio di città, che è l' aspetto che mi sembra più appropriato per questa serie particolare di lezioni.
Un sacco di gente qui a Christchurch discuteva dell'influenza durante l' ottobre 1918, ma eravamo nella coda della prima ondata di una pandemia che sembrava tutto sommato lieve. C'era stato un focolaio di influenza grave tra gli ospiti del Christ’s College nel mese di ottobre, con 127 ragazzi malati, alcuni con polmonite, ma non c'erano stati morti. Una dozzina di infermieri all'ospedale di Christchurch diede forfait con l'influenza e ci fu un sacco di assenteismo presso l'ufficio postale e tra il personale addetto alle tramvie. C'erano lettere sui giornali di gente preoccupata o di altri davano consigli, come olio di ricino, impacchi freddi, chinino e aspirina. Una lettera che è stata ripresa da molti altri giornali era tratta da 'Old Medico', che raccomandava la birra, in dosi regolari, per scongiurare il male influenzale o per aiutarvi a superarlo. Questo è stato probabilmente il caso del vecchio Dr Lester a Latimer Square. Durante l'influenza del 1918 teneva un barile di birra presso la porta sul retro e ha incoraggiato i suoi pazienti a portare una caraffa per attingere gratuitamente. Molto buona per  persone in convalescenza, la birra in quei giorni era più simile a birra di malto (io stesso sono un uomo da Guinness).

Un sacco di gente di quel tempo e anche dopo crede che la seconda grave ondata di pandemia del 1918 sia stata portata in Nuova Zelanda dalla nave passeggeri Niagara, che stava riportando il primo ministro Massey e Sir Joseph Ward di ritorno da una conferenza imperiale. Non ho tempo di soffermarmi su questo dibattito – ma vi assicuro che è un mito – leggete il capitolo otto di “Novembre Nero”. E' di gran lunga più probabile che l' infezione sia stata portata dalle truppe che rientravano nel mese di ottobre, quando centinaia di soldati si disseminarono in lungo e in largo per il paese.
Quando la seconda grave ondata ebbe inizio ad Auckland alla fine di ottobre, il Ministero della salute fu colto completamente di sorpresa. Non esisteva nessun piano d' emergenza, perché nessuno si sarebbe mai aspettato che l' influenza potesse essere un simile killer. All' epoca non era neppure una malattia soggetta a denuncia. C'erano solo dodici persone in servizio presso la sede del dipartimento di salute a Wellington, la maggior parte degli alti funzionari del dipartimento erano assegnati all'esercito, nei grandi campi di Trentham e Featherston.  L' ufficiale capo si trovava all'estero e il suo vice era così occupato ad affrontare l' epidemia ad Auckland che nessuno pensò di mettere in quarantena l' Isola del Sud. Eppure sarebbe stato così facile: bastava fermare i traghetti che facevano la spola fra le isole. In effetti c'era una grave mancanza di pianificazione e di leadership nel dipartimento sanitario proprio all'inizio dell' influenza del 1918.

Christchurch è stata fortunata ad avere un ufficiale sanitario capace e vigile nel 1918. Il dottor Herbert Chesson non rimase ad aspettare istruzioni da Wellington, ma si recò dal sindaco, Henry Holland, il giorno 6 novembre e chiese al Consiglio della città di iniziare una pulizia generale, la rimozione dei rifiuti e di spruzzare disinfettante su sentieri e strade della città. Ricordate che nel 1918 nessuno sapeva dell' esistenza dei virus. La gente credeva che l' influenza fosse causata da batteri o germi. Quindi il solo strumento di prevenzione consigliato dal dipartimento di salute era un erogatore di soluzione di solfato di zinco al due per cento, un sorta di primitivo disinfettante orale, per uccidere qualsiasi microrganismo in bocca, naso e gola. Il dottor Chesson aveva solo uno di questi erogatori e lo inviò a Lyttelton per trattare tutti i passeggeri che provenivano dalle zone Maori diretti a Christchurch. Inoltre si è recato dall'ispettore Dwyer e ha chiesto alla polizia di far rispettare la legge contro gli sputi nei luoghi pubblici. Ma tutto questo lo fece di sua iniziativa. Non ci furono istruzioni ufficiali da Wellington fino alla seconda settimana di novembre, perché tutti i funzionari della sanità erano occupati a Auckland. E quando i telegrammi cominciarono ad arrivare erano contrassegnati come “confidenziali”, così che il Dottor Chesson non era sicuro di poter informare il sindaco o il Consiglio comunale o chiunque altro su quanto stava succedendo ad Auckland. Ma almeno il Ministro della Salute aveva pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il decreto che rendeva l' influenza una malattia soggetta a denuncia il 7 novembre e il dottor Chesson ordinò immediatamente che tutte le scuole a Canterbury restassero chiuse e i bambini rimanessero a casa. Quello fu l'inizio della più lunga vacanza estiva che i bambini abbiano mai avuto! ordinò la chiusura di tutti i cinema, teatri e luoghi di intrattenimento in modo che da nessuna parte la gente potesse riunirsi e diffondere l'infezione. Ha anche organizzato o improvvisato alcune erogazioni pubbliche di disinfettante, come presso le officine ferroviarie ad Addington. Una delle prime venne realizzata in una stanza al piano rialzato del MED in Manchester Street, ma ben presto si rivelò del tutto controproducente, in quanto le persone in coda sulle scale starnutivano e tossivano l' una addosso all' altra. Allora venne trasferita in un capannone di fronte alla strada, dopo di che il Consiglio Comunale allestì un impianto più grande nel capannone delle bici dietro il palazzo del governo, a Worcester Street. C'è una foto di questa struttura nel mio libro, a pagina 117.

Quindi Christchurch fu fortunata ad avere un ufficiale sanitario attento ed intraprendente in queste prime fasi. Ma Christchurch fu sfortunata per il periodo in cui si manifestò l' epidemia. L'influenza del 1918 non avrebbe potuto scegliere un momento peggiore per venire a Christchurch, perché la prima settimana di novembre è la settimana delle manifestazioni pubbliche, con lo spettacolo A&P ad Addington e la grande corsa dei cavalli all' arena Addington e all' Ippodromo di Riccarton.
Il venerdì, naturalmente, era Giornata del Popolo e festa provinciale a Canterbury. In quei giorni, centinaia di scommettitori venivano a Christchurch dall' Isola del Nord e da tutta l' Isola del Sud solo per le gare, mentre centinaia di famiglie contadine a Canterbury festeggiavano durante quella settimana la loro festa annuale e si recavano in città per gli spettacoli e per le gare. Alberghi e pensioni erano sempre pieni durante quella settimana. Era un terreno ideale per la diffusione del nuovo virus influenzale. Quel novembre del 1918 era un momento speciale anche per un altro motivo, perché si aspettava quasi ogni giorno l' annuncio della fine della grande guerra e venerdì 8 novembre si era sparsa in fiera la notizia che era stato firmato un armistizio. Una folla si radunò intorno alla banda di ottoni di Derry per festeggiare ma, mentre passavano, non c'era ancora nessuna conferma ufficiale.
L' aria calda del nord fu improvvisamente sostituita da un aria fredda e umida proveniente da sud; una vecchia signora che ho intervistato mi ha detto che si era vestita in abiti eleganti per le gare e fu sorpresa dal cambiamento, tanto da sentirsi intirizzita nella pelle durante l'attesa per un tram a Lincoln Road. Quello è stato l'inizio dell' influenza per lei e per altre centinaia di persone a Christchurch. Altri testimoni che erano stati alle corse ricordano di aver visto persone crollare ed essere portate via dai barellieri della St John Ambulance. Una signora mi ha detto che la toilette delle donne sembrava un' infermeria per le vittime di guerra, con i corpi che si trovavano ovunque, anche sul pavimento. Questa influenza ha colpito improvvisamente ed era dieci volte peggio di un' influenza ordinaria. Le persone crollavano improvvisamente e perdevano conoscenza. Altri sopravvissuti mi hanno raccontato che si sentivano abbattuti e sono rimasti a letto ammalati e deliranti per giorni e giorni.

Il dottor Chesson disse in seguito alla Commissione Epidemica che l'influenza a Christchurch ebbe inizio durante la settimana dei festeggiamenti e decollò nel fine settimana successivo. Gli hotel della città cominciarono ad avere l' aspetto di ospedali da campo, con letti nei corridoi e personale stremato. La situazione all'ospedale era ancora peggio, perché molte infermiere si ammalavano con l'influenza man mano che il numero di nuove ammissioni si impennava. Incredibilmente, quando l' 11 di novembre arrivò la notizia ufficiale dell'armistizio, la città si riversò in piazza per un raduno. Il giorno 12 novembre era una calda e luminosa giornata di sole e centinaia di persone in piazza festeggiavano la fine della guerra che avrebbe posto fine a tutte le guerre. Un corteo di carri e auto decorate, programmato da diverse settimane per questo evento, si tenne come previsto nonostante le proteste del dottor Chesson. La folla si attardò nella piazza anche molto tempo dopo che la parata era finita e le persone poi si riversarono nei pub per festeggiare. Prima di sera alcuni dei festaioli erano ubriachi e iniziarono a lanciare fuochi d'artificio nel triangolo di High Street. Le persone malate di influenza all' hotel United Service si lamentarono e la polizia venne chiamata per sedare gli animi. Nel mio libro si può leggere dei disordini che scoppiarono in Hereford Street.

A Christchurch i ricoveri influenzali raddoppiarono in tre giorni per raggiungere i 145 entro il 14 novembre, con la metà delle infermiere messe fuori gioco dall' influenza. La situazione era penosa, ma non si arrivò mai al caos completo descritto in seguito da alcuni commentatori. L'ospedale fu fortunato in quanto il dottor Fox, il dirigente medico, aveva preso l' influenza in forma mite nel mese di ottobre e sembrava immune nei confronti della seconda grave ondata. Più tardi nel mese di novembre crollò per l' esaurimento e la stanchezza, ma ci fu qualcun altro a prendere il suo posto. Un medico militare, il colonnello Wylie, era appena arrivato per realizzare un nuovo reparto ortopedico per soldati feriti e aveva grande esperienza di ospedali militari sovraffollati in Francia e in Inghilterra. E' stato anche uno degli organizzatori di Nature. Assunse la direzione dell' ospedale e gestì gli organici ampiamente limitati del personale infermieristico. Oltre la metà dei decessi per influenza di Christchurch avvennero in ospedale e quasi tutti i certificati di morte portano la firma del dottor Wylie. Il dottor Fox prese una decisione contraria rispetto alla politica di dispersione utilizzata a Wellington e in altre città, dove scuole e sale parrocchiali furono frettolosamente allestite come ospedali temporanei o di emergenza. Il suo punto di vista era che, dal momento che le infermiere stavano cadendo come birilli, era meglio tenere tutti i casi gravi in un unico luogo dove ci sarebbe stato sempre qualcuno disponibile a prendersi cura di loro, piuttosto che disperdere le infermiere intorno alla città dove avrebbero potuto ammalarsi senza che nessuno potesse sostituirle. L' ospedale principale era stracolmo e il 16 novembre il Dipartimento di Sanità e il Consiglio comunale requisirono il Royal Hotel, vicino a Oxford Terrace, come un ospedale supplementare. Oltre 100 casi meno gravi furono trasferiti lì, ma si registrarono comunque diciannove morti al Royal.

Entro metà novembre Christchurch era davvero nella morsa dell' influenza. Così tante persone erano costrette a letto che i negozi, gli uffici e le fabbriche o adottarono un orario ridotto o chiusero completamente. Un uomo che ho intervistato mi ha detto che era in via Colombo al culmine di influenza e avrebbe potuto sparare con una pistola in entrambe le direzioni e non avrebbe colpito un'anima viva.
Le strade erano deserte e la città intera divenne come una città fantasma.
Il governo locale giocò un ruolo importante nella gestione dell' influenza del 1918 in Nuova Zelanda.
Quando l' ufficiale medico di Wellington fu messo fuori gioco dall' influenza, il Ministro della Sanità prese in mano la situazione e il 12 novembre inviò un telegramma a tutti i sindaci e presidenti dei consigli di contea in tutto il paese, per definire un piano d'azione per far fronte con l'influenza a livello locale. Questo è avvenuto, si badi bene, due settimane dopo l'inizio dell' epidemia mortale a Auckland. Il sindaco Henry Holland convocò una riunione pubblica all'aperto a Christchurch il 14 novembre, davanti agli uffici comunali, a cui parteciparono i sindaci dei borghi adiacenti come Riccarton, Woolston e New Brighton. Ben presto decisero di istituire un ufficio centrale nella piazza sotto il controllo dell' Infermiere Maude, fondatore del movimento locale degli infermieri. Il resto della città venne divisa in sezioni o blocchi, sulla base della suddivisione per la raccolta fondi in tempo di guerra da parte della Croce Rossa. Una delle principali differenze tra allora e oggi è che la Nuova Zelanda era in guerra nel 1918. Tutto il paese era organizzato per lo sforzo bellico. Alla gente era stato inculcato che tutti dovevano essere coraggiosi e fare la loro parte per lo sforzo bellico. Christchurch aveva anche una élite con alto senso civico ed inoltre era una città abbastanza piccola, poco più di 90.000 persone, in cui tutti conoscevano i loro vicini e in cui i cittadini più rappresentativi si conoscevano almeno di vista. Il consiglio comunale inizialmente istituì 31 settori e il sindaco mise avvisi sui giornali sollecitando un incontro pubblico di volontari per il giorno successivo. Ma non c'era stato un sufficiente preavviso e in alcuni settori nessuno rispose. Tuttavia la maggior parte dei settori avevano abbastanza volontari per formare la base di un comitato locale e, dal momento che le scuole erano state chiuse, un buon numero di volontari erano insegnanti della scuola, che sono stati utilizzati per scopi organizzativi e per tenere i registri. Furono eletti comitati locali sul posto e squadre di volontari iniziarono ad andare di strada in strada a bussare alle porte per vedere quante persone avevano l'influenza e se ci fossero casi gravi che richiedessero di essere trasportati in ospedale. I comitati istituirono i loro quartieri generali nelle scuole e nelle sale parrocchiali o dovunque ci fosse a portata di mano un telefono. Da queste sedi avrebbero telefonato all' Ufficio Centrale e chiamato un'ambulanza o un automobile per raccogliere i casi gravi polmonari della loro località.



C' erano appena due ambulanze a motore a Christchurch nel 1918, per cui il consiglio comunale decise di requisire dei furgoni da aziende di tendaggi come Beaths e Ballantynes per raccogliere le barelle.
L' associazione automobilistica Canterbury era una delle più grandi e attive in Nuova Zelanda nel 1918 e non meno di 264 membri offrirono la propria auto e se stessi come autisti. L'ufficio centrale assegnò una mezza dozzina di auto ad ogni zona. In un primo momento era tutto un pò caotico, ma l'idea del sistema dei settori era di evitare sovrapposizioni e sprechi di tempo e fatica. I medici vennero assegnati a ciascun settore e chiesero di andare nelle case dove si trovavano i casi di influenza e la maggior parte dei medici di Christchurch fu felice di lavorare all'interno di questo sistema. Al contrario, a Wellington più della metà dei medici andò KO con l'influenza e il resto si rifiutò di essere confinato in un unico settore, per cui ci fu un sacco di sovrapposizione e di energie sprecate. Wellington finì con il tasso di mortalità peggiore tra i centri principali.
I medici di Christchurch presto dichiararono che alcuni dei settori erano troppo piccoli, per cui il 18 novembre ci fu una grande riunione con i vari leaders e i medici e si raggiunse l' accordo di concentrare la suddivisione in soli 15 settori, la metà del numero originale. Parte del problema era che non c'erano abbastanza volontari per coprire i turni di giorno e di notte. I volontari avevano anche le loro famiglie da seguire. Questa è una lezione utile del 1918; il problema dell' affaticamento dei volontari.

Ora posso vedere alcuni di voi che si stanno appisolando e appaiono troppo affaticati! Così penso sia meglio fermarsi. Nelle mie lezioni presso l'Università di solito prendo una pausa a questo punto, per mostrare le diapositive che illustrano di che cosa sto parlando. Non ho intenzione di farlo stasera, perché non mi fido della tecnologia. Ho visto troppe relazioni afflosciarsi perché power point non funzionava, le foto sarebbero tutte in bianco e nero e in ogni caso sono tutte nel libro... questo è un altro incentivo per andare a comprarlo!
Per darvi una pausa, voglio chiedere un favore, una favore importante. Voglio che tutti voi vi giriate e stringiate la mano con la persona che sta accanto a voi e gli diciate ciao. Adesso dall' altra parte. Sì, siete bravissimi. Basta dire ciao. No, Signore, non vuole sapere che cosa avete mangiato a colazione. Ora vi state tutti domandando: di che cosa si tratta? Beh, una lezione che dovete portare a casa da questa conferenza è che dovremmo tutti imparare a conoscere i nostri vicini, perché se siamo colpiti da un altra grande pandemia come quella del 1918, potrebbe essere il tuo vicino di casa che ti salva la vita. Tornerò su questo punto nell'ultima parte della lezione. Beh, tutti voi vi siete presi una pausa e... guarda un pò, non c' è neppure bisogno di un KitKat! Non dimenticate di lavarvi le mani più tardi. Ora andiamo avanti con la storia.

In termini di organizzazione, quanto bene si è comportata Christchurch?

Nel complesso, direi, abbastanza bene. In un primo momento ci sono stati tentativi ed errori, ma entro il 18 novembre se la sono cavata abbastanza bene ed il sistema ha funzionato. Ma il punto debole è stato l'ufficio centrale nella Piazza. L' infermiera Maude venne inondata di telefonate da parte di persone che le chiedevano di venire ad assistere ai loro cari, in quel preciso momento! Ecco una lezione per una futura emergenza sanitaria: non bisogna concentrare troppe responsabilità su un individuo chiave. Molto meglio avere squadre affiatate dove tutti sanno in che cosa consiste il loro lavoro. Quindi se qualcuno cede, c' è qualcuno pronto a prendere il suo posto. Nel 1918, quando l' infermiera Maude venne meno a causa della malattia, l'ufficio centrale venne trasferito presso il negozio della Croce Rossa accanto all'ufficio postale e il Bazar Patriottico venne trasformato in un deposito di medicinali.
Si tratta di una delle foto più spesso riprodotte dell' influenza del 1918 a Christchurch. È a p. 137 del mio libro. Così insieme a bottiglie di rimedi standard per l' influenza, nel kit del dottore ci potevano essere piccole bottiglie di liquori, brandy o whisky, come pure stimolanti per convalescenti. Ricordate, i pub vennero chiusi il 15 novembre, per la gioia del movimento degli astemi e lo sgomento dei bevitori regolari. Quindi il rimedio standard per l' influenza era molto popolare! E, mi chiedo, quanti percorrevano regolarmente la strada che portava alla botte di birra del dottor Lester a Latimer Square?

Christchurch organizzò anche il sistema di inalazione di gran lunga migliore di qualsiasi altra città della Nuova Zelanda. Qualcuno notò che il sistema di frenatura ad aria compressa sui tram poteva essere collegato agli spruzzatori di solfato di zinco. Il presidente delle tranvie, John Barr, prese l'idea con entusiasmo e ci furono sei tram convertiti il 12 novembre. L'idea fu quella di riempire la macchina con vapore, quindi le persone accedevano da un' entrata, camminavano lungo il corridoio respirando il vapore, per poi uscire dalla parte opposta, senza alcun bisogno di restare in coda. Il Consiglio delle Tranvie alla fine disponeva di 22 tram di inalazione in uso, disposti nelle stazioni capolinea fuori nei sobborghi come pure nel centro della città. Alcune persone andavano ogni giorno a fare il loro 'puff preventivo' e giuravano che era per questo che non avevano mai preso l'influenza. A prescindere dalla reale efficacia di una simile terapia, Christchurch l' ha perfezionata a regola d' arte.

Il Consiglio comunale aveva l' incarico di questi tram di inalazione. La maggior parte del personale erano dipendenti del Consiglio comunale che hanno organizzato le forniture di solfato di zinco da Stevens e Co. o Kempthorne Prossers. L'intero sistema era controllato dall'ispettore sanitario capo del Consiglio, il signor Nicol che, nonostante tutti i fumi che deve aver inalato, più tardi si è beccato l' influenza egli stesso. Sono felice di comunicare che ha fatto un buon recupero, così come la maggior parte della gente che ha preso l'influenza in 1918.
Altrettanto meritevoli come i volontari della Croce Rossa e gli addetti alle ambulanze di San Giovanni, gli aiutanti più in mostra a Christchurch durante l'influenza del 1918 furono i Boy Scouts. Come la Croce Rossa, che è un'altra notevole istituzione neozelandese, che è stata avviata a Canterbury. I Boy Scouts portavano i messaggi e aiutavano con le ricognizioni porta a porta.








Il tributo di morte in Christchurch è salito il 19 novembre a 48 morti solo in quel giorno. La situazione all' ospedale era drammatica, con 43 corpi in attesa di sepoltura e le onoranze funebri della città sovraccariche di lavoro. Il Consiglio comunale quindi intervenne fornendo camion e autisti per smaltire l' arretrato e convogliare le bare verso i cimiteri di Linwood e Bromley.

Dopo il picco di morti raggiunto il giorno 19, il bilancio ebbe una caduta repentina e si limitò a pochi casi agli inizi di dicembre. La mortalità peggiore era durata solo tre settimane. L'ospedale registrò 722 ammissioni e 232 morti per influenza, che equivale ad un tasso di mortalità del 32 per cento. Considerando che la maggior parte di questi avevano quadri piuttosto avanzati, è una prestazione lodevole per quei tempi che precedevano l' era degli antibiotici, quando avevi solo il 50% di possibilità di sopravvivere alla polmonite. I medici stimano che almeno metà della città abbia preso l'influenza nel novembre 1918 e abbia dovuto rimanere a letto. L'altra metà, che forse si era immunizzata con l' ondata più lieve che aveva preceduto la pandemia, venne impiegata nell' assistenza ai malati nelle loro case.
Il tributo di morte finale per Christchurch fu di 458 vittime, che equivale ad un tasso di mortalità del 4,9 per mille, o poco meno di mezzo punto per cento. Wellington era quasi a 8 per mille e Auckland a 7,6 per mille. Dunedin stava leggermente più in basso, con solo il 3,9 per mille. Il tasso di mortalità di Christchurch è stato ben di sotto della media nazionale per la popolazione europea di 5,8 per mille. Giusto per mettere questo nella prospettiva, il terremoto di Napier del 1931 uccise 256 persone. Uno dei peggiori disastri della Nuova Zelanda. Ebbene, l'influenza del 1918 ha ucciso quasi due volte quel numero, qui in Christchurch, in poche settimane; ad Auckland i morti sono stati 4 volte superiori rispetto al terremoto di Napier. La mortalità totale per l' influenza in Nuova Zelanda fu di 8.500 – che è quasi la metà del numero di caduti nei quattro anni della prima guerra mondiale. Dovremmo fermarci un attimo e riflettere su tutte quelle giovani vite andate perdute, durante la grande guerra e la grande influenza. Erano tutti figlio o figlia di qualcuno, fratello o sorella di qualcuno, coniugi di qualcuno, mamma o papà di qualcuno.

Una volta che l'emergenza medica iniziale era finita, con la ricerca dei casi peggiori e il loro trasporto in ospedale, ci fu un diverso tipo di crisi che attenagliava la città. C'erano migliaia di persone convalescenti dall' influenza, che erano ancora troppo deboli per badare a se stessi. Si tratta di una fase sul quale il corrente piano pandemico non dice molto, ma sono stato contento di vedere il Ministero dello sviluppo economico l'altra settimana per iniziare a disegnare scenari possibili nel caso di un' estesa perturbazione sociale ed economica, dovesse la prossima pandemia risultare così nefasta come nel 1918. Era un brutto virus quello del 1918: i sopravvissuti mi hanno raccontato che li ha prostrati per lungo tempo in seguito. Alcune persone avevano perso tutti i loro capelli e le unghie a causa della febbre alta o hanno avuto ingenti perdite di sangue dal naso o hanno vomitato sangue. Sono stati fortunati ad essere sopravvissuti. Ma i sopravvissuti ora dovevano essere nutriti. I soccorritori trovarono molte famiglie con armadi vuoti. In quei giorni in cui non esisteva nessuna indennità di disoccupazione, con il capofamiglia senza lavoro, non c' era nessun salario e nessun cibo da poter acquistare. Così il Consiglio comunale ancora una volta prese l'iniziativa di istituire mense in vari luoghi;
allo showroom dell'azienda del Gas (dove ora sorge l' Hotel Rydges), al Centro di Formazione Manuale di Sydenham e in alcuni collegi a St Margarets e a Girls High. Queste cucine vennero rifornite dai macellai e rivenditori di frutta e verdura e producevano zuppe che i Boy Scouts si premurarono di portare a quelle famiglie che avevano più urgente bisogno di aiuto. Il Consiglio comunale assicurò il pagamento ai fornitori e più tardi richiese i soldi al governo centrale. Il dottor McTurk e il sindaco possono anche decidere di non prestare ascolto, ma un'altra lezione da 1918 è che le pandemie sono disastri estremamente costosi. Se ne abbiamo un altra, non aspettatevi che il vostro bilancio sia in pareggio per quell' anno!

Ci sono molti altri aspetti dell'organizzazione della città volti a far fronte all' influenza del 1918 che non ho tempo di descrivere questa sera, ma forse un' altro merita una menzione, per finire questa parte principale della lezione. Con le scuole chiuse e tanti bambini apparentemente immuni all' influenza, qualcosa doveva essere fatto per quelli che non avevano la necessità di prestare le loro cure ai genitori colpiti. L'architetto Samuel Hurst Seager organizzò un campo all'aperto nel parco di Sydenham, con giochi, gare, spettacoli ogni giorno e tendoni dove era possibile dare ai bambini il pranzo. Ha funzionato con un sistema a biglietto, rilasciato dai medici o dal comitato di soccorso. Ricordo di aver intervistato un vecchio ragazzetto il cui padre era un vigile del fuoco presso la stazione dei pompieri di Sydenham: lui e i suoi compagni avevano una banda che raccoglieva i biglietti da famiglie che non li avevano usati e si mettevano in coda per avere gratuitamente zuppa, gelatine e crema pasticcera. Ciò fino a quando sua madre venne a saperlo e gli diede un ceffone dicendo: ' la minestra è per i bisognosi, non per gli avidi!' Non ha mai dimenticato quel ceffone! Il centro per l' infanzia all'aperto funzionava molto bene, fino a quando le tende furono abbattute da una grandinata alla fine di novembre. Ma allora la fase peggiore dell' influenza era fortunatamente superata, le persone erano tornare a lavorare e la città stava cominciando a riprendere a vivere di nuovo.

Questo ci porta alla domanda finale: Christchurch potrebbe ripetere la stessa esperienza se si realizzasse un altra epidemia di influenza così terribile come quella del 1918?

Quando venne intervistata dalla Commissione Epidemica nel 1919, l' infermiera Maude fu d' accordo con il giudizio dei Commissari che Christchurch, qui cito le parole precise, 'sia stata all' altezza della situazione'. Non ci fu mai carenza di volontari o automobili, come a Wellington. Ci fu si una certa sovrapposizione di ruoli e qualche energia dispersa, ma nel complesso l'opera di soccorso funzionò bene e, aggiunse, da tutte le lezioni pratiche apprese nel novembre 1918 la città sarebbe stata in grado di fare ancora meglio se l'influenza fosse ritornata. Beh, felicemente non tornò nel 1919, nel 1920 né mai più. Ma temo che molte di quelle semplici e pratiche lezioni di organizzazione siano state bellamente ed effettivamente dimenticate qui a Christchurch e che se si verificasse un'altra crisi di salute pubblica come quella del 1918 ci saranno ancora una volta un sacco di tentativi e di errori che ci costringeranno ad imparare la lezione daccapo e in un contesto diverso. Sono stati tali i cambiamenti nella società neozelandese rispetto al 1918 che non possiamo essere troppo ottimisti e ritenere che la città possa esssere ancora una volta all' altezza nello stesso modo. Il virus potrebbe comportarsi diversamente. Potrebbe non essere tanto letale quanto l'influenza del 1918. Ma c'è una possibilità che possa risultare anche peggiore. Questo virus H5N1 è molto brutto. Finora ci sono stati oltre 120 casi umani e la metà di loro sono morti. Se il virus impara a diffondersi direttamente da uomo a uomo e uccide allo stesso ritmo, ci sarà una ripetizione della Morte Nera, quando metà delle popolazioni di Italia ed Inghilterra perirono nel XIV secolo e morì un terzo dell'intera popolazione europea. Speriamo che non si arrivi mai a tanto. Ma non lo sappiamo ancora. L'OMS teme un'altra pandemia di influenza ad 'alto rischio', così come è avvenuto nel 2003 con la Sars e non parla con leggerezza. Gli esperti sono molto preoccupati. Il rischio c'è. Allo stato attuale è ancora solo una possibilità, ma è in bilico per diventare una probabilità.

Ma almeno abbiamo alcune grandi vantaggi rispetto ai nostri predecessori del 1918. Abbiamo avuto un sacco di avvertimenti e il tempo per fare i preparativi. Come ho detto alla radio di Kim Hill poche settimane fa, è meglio essere preparati e non avere la pandemia che avere una pandemia e non essere preparati. Sappiamo anche esattamente quale sarà il nemico da affrontare, un virus, e ci sono semplici modi pratici per ridurre il rischio. Il lavaggio frequente delle mani, le maschere per il viso, utilizzare tessuti e non fazzoletti, evitare baci e luoghi affollati, mantenere le distanze nei luoghi di lavoro ed altro. Ci sono un sacco di buoni consigli disponibili presso il centro medico più vicino. Andate a prendere un volantino domani!

Ora almeno abbiamo un piano pandemico, che non avevano nel 1918. La prima versione è stata rilasciata nel 2002 ed era conosciuta come IPAP o Piano per l' Influenza Pandemica. Poi è arrivato lo spavento della SARS nel 2003 e il piano è stato rivisto per coprire qualsiasi tipo di EID (malattie infettive emergenti). Si noti come i burocrati amino usare acronimi! maggiori informazioni tra poco su questo. Il piano è stato rivisto e aggiornato e ora è il NHEP (Piano Nazionale per le Emergenze Sanitarie). E' lungo 54 pagine e stabilisce una catena di comando molto completa, che identifica tutti i vari livelli e componenti del sistema sanitario della Nuova Zelanda, così come della polizia e della protezione civile e dice chi è responsabile di che cosa se una pandemia colpisce ancora e chi deve fare che cosa e come essi debbano tenersi in contatto l' uno con l'altro. È veramente impressionante e un fiore al' occhiello per i pianificatori del Ministero della salute, che ovviamente hanno cercato di pensare a ogni possibile emergenza. Si tratta di un piano splendido che dovrebbe aiutare tutti noi a dormire sonni tranquilli nei nostri letti durante la notte, almeno fino a quando arriva la pandemia. Ho da fare solo qualche piccolo rilievo su di esso e qualcuno un pò più grande. 
Le piccole pecche hanno a che fare con l'uso di acronimi. Mi ricordo di averlo sottolineato in una conferenza del gruppo sulla Consapevolezza della Vaccinazione Influenzale a Wellington nel 2003. Uno dei funzionari si riferiva alla PPD e, nella mia ignoranza, ho alzato la mia mano e ho chiesto, per favore signore, che cosa è un PPD? Lui mi guardò compassionevolmente e mi disse, 'un dispositivo di protezione personale'. Beh, per la maggior parte dei nostri studenti fuori dall' Università, la prima cosa che vorrei suggerire sarebbe un preservativo. No, in questo contesto, significava una maschera. Si presentano sotto l'acronimo generale di PPE (dispositivi di protezione individuale). Beh, sarà bello e sfizioso per gli addetti ai lavori, ma una pandemia sta per coinvolgere tutti noi, cittadini ordinari. Ho suggerito che sia meglio chiamarli maschere per il viso se è questo il loro significato. Molto meglio chiamare le cose con il loro nome.

Un mio grosso rilievo sul piano riguarda l' assunto che tutte le persone chiave saranno sul ponte di comando per fare quello che ci si aspetta da loro. Come ben sanno gli storici, guerre e rivoluzioni quasi mai sono andati secondo i piani e le pandemie sono molto simili a guerre e rivoluzioni. Sono piene di sorprese che nessuno si aspetta. Ciò che è andato storto a Wellington nel 1918 è stato che la maggior parte dei medici e tutti i funzionari sanitari chiave sono finiti fuori gioco con l'influenza e per una settimana non c'era nessuno sul ponte per organizzare qualcosa. E' stato un ritardo fatale per centinaia di persone, l'influenza è andata fuori controllo e Wellington ha avuto il peggior tasso di mortalità tra i centri principale in quel 1918. 
Ora, naturalmente, abbiamo il vantaggio degli antivirali, i farmaci-spina scoperti da alcuni scienziati australiani, quasi per caso a quanto pare, in qualche pausa pranzo o così mi è stato detto. C'è un'altra storia interessante! Il Ministero della Salute ha convinto il governo ad investire in scorte di Tamiflu per proteggere quei funzionari chiave e il personale in prima linea quali medici, infermieri, autisti di ambulanze, della polizia e protezione civile. Speriamo che funzioni. Ma se così non fosse, avremo bisogno di persone di riserva, di sostituti all' altezza, che possano prendere il posto di quelli che si ammalano e che sappiano che cosa deve essere fatto. Ancora una volta vorrei sottolineare la necessità del lavoro di squadra e questo significa allenamento avanzato ed esercizi, come ho scoperto quando ero alla ricerca del mio libro sul servizio di Ambulanza di St John in Christchurch. La formazione è fondamentale per un efficace lavoro di squadra. Più elaborato sarà il piano e articolata la catena di comando, maggiore sarà il rischio che alcuni pezzi possano guastarsi e smettere di funzionare. Questo vale per ogni grande organizzazione, naturalmente, compreso il nostro attuale Consiglio di Città, Consiglio Regionale, il Sevizio Ambientale di Canterbury e (oserei dire) l' Università di Canterbury.

Un altro grande vantaggio che abbiamo rispetto al 1918 è che ora abbiamo gli antibiotici per affrontare le infezioni secondarie (soprattutto polmoniti) che uccisero la maggior parte delle vittime nel 1918. Ma qui ci sono problemi con i meccanismi di consegna. Se il Tamiflu funziona, dovremo avere abbastanza medici e infermieri in azione per distribuire antibiotici a chi ne ha bisogno. Ma ci saranno scorte sufficienti? Il piano pandemico è un po' vago su questo punto e lascia ai Comitati Sanitari di Distretto il compito di assicurarsi che ci siano sufficienti riserve nelle rispettive regioni. Ma come mi ha avvertito il mio medico di famiglia, alcune persone sono allergiche agli antibiotici. Potrebbero causare più male che bene. Ma io sono lieto di riferire che i medici di Christchurch sono estremamente ben organizzati e hanno pensato a questo problema in anticipo. Pegaso Salute ha preso l'iniziativa e ha anche organizzato seminari di formazione. La maggior parte delle pratiche ora dispongono di responsabili pandemici designati e l'obiettivo è quello di impostare ambulatori separati in modo che i pazienti non trasmettano l' infezione a persone con disturbi ordinari. Speriamo solo che le infezioni secondarie siano polmoniti batteriche. Gli antibiotici non saranno di grande utilità nel caso di polmoniti virali.
E' probabile pertanto che la risposta medica sia molto più rapida ed efficace di quanto sia stata nel 1918. Ma, come storico, ho ancora un forte sospetto che un sacco di cose non andranno per il verso giusto se davvero ci troveremo di fronte ad una grave epidemia con un sacco di persone ammalate tutte in una volta. La mia ipotesi è che la prima linea, allora come ora, sarà nelle nostre case e nei nostri quartieri più vicini. Perciò abbiamo bisogno di scorte per l' emergenza, non come il millenium bug, ma sul serio, come nel caso di un' inondazione o di un terremoto. Se dovessimo sopravvivere senza accesso ai supermercati per due o tre settimane, avremmo abbastanza per vivere? Noi non possiamo fare affidamento sulle forniture inviate dal governo con gli elicotteri! E se ci sono migliaia di persone che sopravvivono all'influenza, come nel 1918, ma rimangono ancora a letto per diverse settimane come convalescenti impotenti, chi si occuperà di dar loro da mangiare e di prendersi cura di loro? Questo è un punto importante che il piano pandemico in realtà non affronta, come Tony Ryall ha sottolineato la scorsa settimana. Questo è il punto su cui il governo locale avrà un ruolo vitale da svolgere, vitale perché potrebbe significare il salvataggio di molte vite. Si tratta di un'eventualità per la quale c' è bisogno di pianificare ora. Non è una buona cosa aspettare fino a quando la pandemia ci scoppia tra le mani.
Abbiamo bisogno di far rivivere i nostri gruppi di quartiere, per conoscere i nostri vicini e assicurarsi che tutti noi abbiamo i nomi e i numeri di telefono delle persone che vivono vicino a noi. Mia moglie è un esperta di lingua e letteratura giapponese e mi dice che sotto il sistema di governo di Tokogawa ogni famiglia doveva sapere chi fossero i propri vicini, quelli su entrambi i lati e i tre opposti. Questo faceva parte del sistema feudale di controllo poliziesco e sociale. Se un padrone di casa commetteva un crimine, i capi di tutte e sei le famiglie sarebbero stati puniti. È un po' drastico, eh! Presto ci sarebbero le carceri piene qui da noi. Ma ha fatto in modo che si sapesse chi erano i propri vicini e si fosse sempre aggiornati! Non è un cattivo modello per i gruppi di quartiere in una pandemia: se anche parecchie famiglie dovessero soccombere con l' influenza ci sarebbe qualcuno che si prende cura di loro. Ora abbiamo i telefoni cellulari e le e-mail per tenerci in contatto. Ricordate, se iniziate ad avere una sensazione di febbre e vertigini, chiamate qualcuno e dite loro che siete malati prima di svenire!

Avremo bisogno di scorte di maschere per proteggere i volontari che andranno a bussare porta a porta per verificare quanti hanno l'influenza e per proteggere i volontari che dovranno prendersi cura delle famiglie dove tutti sono a letto con l' influenza. Sappiamo tutti come gestire un caso grave di polmonite a casa? Come abbassare la febbre senza congelare il paziente? Come sostituire i fluidi per mantenere le forze? Come prendersi cura di persone completamente impotenti? Se un sacco di persone si ammala in una sola volta, che è il modello usuale per un' influenza pandemica, l'ospedale presto verrà sommerso. Si può richiedere un' ambulanza, ma probabilmente si dovrà attendere in lista. Noi tutti potremo aver bisogno di addestramento sull' assistenza domiciliare, sulla gestione di base di una polmonite, questo è qualcosa che il Ministero della salute dovrebbe aggiungere al suo piano pandemico. Si potrebbe usare la TV per mostrare alla gente cosa fare. Sarebbe un diversivo utile rispetto agli annunci pubblicitari e ai teleromanzi!

Nel 1918 un sacco di volontari animati da senso civico sono usciti e hanno aiutato i loro vicini indipendentemente dal rischio per se stessi.
Molte delle vecchie persone che ho intervistato circa l'influenza mi hanno detto che riponevano la loro fiducia in Dio e accadesse quello che doveva accadere. Mi chiedo quante persone oggi in Christchurch saprebbero adottare lo stesso disinteressato atteggiamento di coraggio? Molto poche, sospetto. Nel 1918 i Boy Scouts hanno fatto un' opera meravigliosa portando minestre e medicine alle famiglie colpite. Quanti genitori lascerebbero oggi uscire i propri figli di fronte a una pandemia? Nel 1918 la maggior parte delle persone non si preoccupava di chiudere con serrature le porte di notte. Non ne avevano bisogno. Le persone erano allora molto più fiduciose e rispettose della legge e i valori cristiani di onestà e di carità erano molto più diffusamente praticati. Quante persone oggi sarebbero più propense a serrare le porte, a badare a se stessi e a guardare ciò che sta accadendo in TV? Nell' Isola del Nord mi sono imbattuto in molti esempi di persone che avevano bloccato le porte, negato l'accesso alle pattuglie di soccorso e vennero trovate morti all'interno delle loro case. Ci deve essere una via di mezzo tra tale isolamento estremo e l' aiuto i ai propri vicini. Ambiguamente, l'isolamento è una delle cose raccomandate dalle autorità sanitarie, ma contraddice il principio di base della sopravvivenza di una comunità, che è quello che dovremmo aiutarci reciprocamente nei momenti di bisogno. La Nuova Zelanda è una società cambiata moltissimo dal 1918. Oggi viviamo in una società molto più materialista e individualista, una generazione egocentrica alla ricerca del benessere e della gratificazione immediata. Le famiglie sono molto più piccole di quanto fossero nel 1918, quando anche se entrambi i genitori erano malati in una famiglia di sei c' era sempre un figlio più grande che badava agli altri. Oggi le famiglie sono più piccole e più isolate. Ci sono molti più genitori singoli con bambini piccoli. Molte più persone vivono da sole rispetto al 1918 e molti più anziani vivono in case di riposo, che sono luoghi a maggior rischio di diffusione delle infezioni virali.

Ci sono quindi un sacco di domande a cui non sappiamo ancora rispondere e un sacco di dubbi e paure nell' attesa e nei preparativi di una pandemia maggiore. Spero che non accada, ma se avviene ci sottoporrà tutti ad una prova estrema. Farà emergere le differenze tra i coraggiosi e i vigliacchi tra di noi, tra i buoni e gli egoisti, tra gli intraprendenti e i chiaccheroni. Come ho sottolineato a Kerre Woodham su Newstalk ad Auckland durante il fine settimana, c'è un eroe profondo dentro di noi; in caso di emergenza, spero che saremo abbastanza coraggiosi per tirare fuori quell'eroe e che troveremo il coraggio di fare quello che dev'essere fatto. Vorrei concludere con una nota ottimistica. Speriamo che questa influenza aviaria, se proprio arrivasse, non sia peggio di quella del 1918, perché allora è morto meno di uno per cento della popolazione. Quasi tutti coloro che hanno preso l'influenza l' hanno superata. Abbiamo bisogno di mantenere un senso di proporzione e usare il nostro buon senso. Vorrei che tutti noi restassimo allegri come il duo Charlies e mantenessimo un atteggiamento positivo. E, ricordate sempre, per quante persone muoiano la vita andrà avanti per i sopravvissuti, come è stato con la morte nera e la grande peste di Londra. La vita è da essere vissuta. Prendete ogni giorno come viene, ma cercate di sfruttare al massimo ogni giorno. Grazie per l'ascolto così paziente.
























































sabato 17 ottobre 2015

Narcolessia a seguito della vaccinazione pandemica: una lezione amara ma anche un percorso di verità e di conoscenza










In un fredda giornata di fine dicembre del 2009 il neurologo pediatra finlandese Markku Partinen,  che lavora presso la Sleep Clinic di Helsinky, si trova di fronte un bambino di 7 anni, inviato dal medico curante per attacchi improvvisi di sonnolenza. Il bambino dall' oggi al domani ha iniziato ad avere impulsi irresistibili di sonnolenza che si prolungano anche per 19 ore nel corso della giornata. Ogni 5 minuti gli capita di addormentarsi, anche mentre compie attività comuni come il camminare, mangiare, nuotare e una semplice risata può causargli una repentina perdita della forza muscolare. Non si tratta di un caso insolito per lo specialista, che ha dedicato la sua vita ai problemi del sonno in età pediatrica ed in particolare sa riconoscere con immediatezza i sintomi di una malattia capace di stravolgere la vita dei soggetti affetti e delle loro famiglie: la narcolessia. 

La sua incidenza varia da paese a paese, con una prevalenza di 270-550 persone affette ogni milione di abitanti. Gli aspetti clinici della malattia sono dovuti alla drastica riduzione, fino alla completa scomparsa, di un neuromediatore chiamato ipocretina o orexina, dovuti ad una riduzione di neuroni ipotalamici. Nella narcolessia giocano un ruolo fondamentale fattori genetici. Infatti, l'85% - 100% dei pazienti  narcolettici presentano gli stessi antigeni di istocompatibilità (HLA – DQB1*0602). Si stima che ca il 25% della popolazione europea sia portatrice di questa vulnerabilità genetica, in modo più spiccato nei paesi nordeuropei. In Finlandia la malattia colpisce in media 40-50 giovani adulti ogni anno, ma il medico finlandese rimane colpito dall' età del suo paziente, in quanto non è frequente riscontrare tale patologia in soggetti con meno di 11-12 anni. Nei 7 anni precedenti gli era capitato un solo bambino affetto. Una delle prime domande che rivolge alla famiglia è se abbia in precedenza sofferto di qualche malattia respiratoria ed influenzale. La narcolessia è una malattia di cui si sospetta un origine autoimmune, possibilmente scatenata da  infezioni. Il pensiero del professionista va anche alle possibili ricadute del nuovo virus H1N1, emerso proprio in quell' anno, poiché si teme che possa emulare il suo più illustre antenato, responsabile non solo di 50 milioni di morti nella pandemia del 1918 ma anche principale indiziato di una malattia che causava un' involuzione cerebrale con sintomi simili a quelli della narcolessia, soprannominata encefalite letargica. La risposta è negativa, il bambino è sempre stato bene. Vengono eseguiti gli esami previsti dal protocollo diagnostico e, a febbraio, viene confermata la diagnosi di narcolessia. Poteva essere un caso presto destinato a fare solo statistica nell' archivio del medico finlandese, ma inaspettatamente ne seguirono altri con le stesse caratteristiche, esorditi spesso in maniera brusca e con un andamento severo. A fine agosto del 2010 ben 14 bambini di età 5-15 anni, i cui sintomi erano esorditi nei primi mesi del 2010, avevano ricevuto quella terribile diagnosi. Unico elemento comune nella storia di questi bambini era la vaccinazione con il Pandemrix.



Il periodo è quello della pandemia, che è stato un momento atteso e temuto al tempo stesso, una grande sfida per l' umanità ma  anche l' occasione per mettere alla prova i piani di emergenza predisposti dai vari paesi sulla base delle direttive diramate dall' OMS. Se sulle misure iniziali di contenimento si faceva affidamento per limitarne la diffusione, tramite il riconoscimento dei casi e l' applicazione di stringenti misure di sorveglianza, sull' utilizzo degli antivirali di cui si era provveduto a fare scorta e su di un' ambiziosa campagna di vaccinazione si puntava per cercare di arginare l' onda d' urto e di scongiurare ricadute pesanti sulla popolazione. I vaccini, era noto già da tempo, rappresentano uno dei punti deboli dell' intero apparato difensivo per via dei tempi lunghi richiesti per il loro allestimento e, in effetti, in molti paesi la loro disponibilità è stata successiva o ha coinciso con il momento di rapida ascesa della curva epidemica. A questo si è aggiunto anche il problema della loro proposta in un periodo in cui i piani di vaccinazione sono accusati di sottostare agli interessi dei potenti gruppi farmaceutici, ritenuti capaci di influenzare con i loro lunghi tentacoli i vertici e gli organigrammi degli apparati sanitari mondiali. Nel corso della pandemia non sono mancate le polemiche sul loro impiego, rese ancora più esasperate dalla convinzione diffusa che la minaccia fosse stata gonfiata con lo scopo preciso di incrementarne la vendita. Ad alimentare i sospetti l' utilizzo di procedure non convenzionali per l' autorizzazione e di preparati considerati a torto sperimentali e non sufficientemente collaudati. In particolare molte critiche ha suscitato l' impiego degli adiuvanti. A differenza degli Stati Uniti, dove l' agenzia del farmaco (FDA) ha deciso prudentemente di non prevederne l' utilizzo, salvo casi eccezionali, l' agenzia europea (EMA) ha deciso di puntare su questi composti con la motivazione di una migliore risposta immunitaria e di un risparmio della quantità di antigene, licenziando due vaccini adiuvati: Focetria ( Novartis) e Pandemrix ( GlaxoSmithKline). Entrambi sono basati sull' utilizzo di un composto denominato squalene, che è stato al centro di innumerevoli contestazioni, vuoi per il nome sinistro vuoi per il suo presunto collegamento con malattie di ogni tipo, dalle reazioni autoimmunitarie alla sindrome del golfo nei reduci della prima guerra in Iraq. In realtà si tratta di un prodotto derivato dal metabolismo del colesterolo impiegato per decenni negli anziani, ma di cui non mancano prove di sicurezza anche in altri gruppi di età, bambini compresi. La conseguenza è stato il flop delle campagne promosse, con milioni di vaccini destinati al macero. Ma non dappertutto è stato così, in alcuni paesi del nord Europa, come in Svezia e Finlandia, la gente si è messa disciplinatamente in fila e si sono raggiunte percentuali di copertura superiori al 50% dell' intera popolazione, indicative di una migliore preparazione e gestione dell' emergenza, soprattutto sul piano della comunicazione, da parte delle autorità sanitarie di quei paesi.







Partinen deve aver esitato non poco prima di denunciare una possibile correlazione tra i numerosi casi insoliti che si era trovato ad esaminare e quella che appariva l' unica spiegazione plausibile, poiché si rendeva conto dell' enorme scalpore che questo avrebbe provocato su un tema caldo come quello delle vaccinazioni e delle ripercussioni che ci sarebbero state sulle campagne presenti e future. Ma in coscienza ha deciso che non si poteva tacere una situazione che avrebbe potuto coinvolgere altri soggetti, dal momento che il vaccino era ancora in commercio.

La segnalazione suscita, come era prevedibile, un grande dibattito nella comunità scientifica e riceve subito un' ampia risonanza da parte della stampa. Il numero di segnalazioni aumenta, non solo in Finlandia  ma anche in Svezia  e in altri paesi come la Francia.

Dopo le iniziali esitazioni, alla fine di agosto arriva la decisione dell' Istituto Sanitario Finlandese ( THL) che decreta la sospensione del vaccino su tutto il territorio nazionale, anche se considera ancora aperta la questione se l' aumentata incidenza sia legata al vaccino, alla pandemia, ad entrambe le cause o ad altri fattori.

A fine settembre, quando i casi sono diventati 80, l' Agenzia Europea del Farmaco (EMA) si pronuncia con una provvisoria assoluzione del vaccino pandemico per mancanza di elementi sufficienti, ma si riserva altri 6 mesi per nuovi approfondimenti. 

La prudenza dei primi comunicati ufficiali deriva dal fatto che il Pandemrix è stato somministrato a più di 30 milioni in 47 paesi senza che la sorveglianza passiva avesse messo in luce reazioni di una certa importanza e dall' impossibilità, almeno per il momento, di potere escludere con certezza altre ipotesi, prima tra tutte quella della coincidente circolazione del virus pandemico.



A febbraio del 2011 il THL finlandese prende una posizione più netta a favore del collegamento tra malattia e vaccino, in quanto da uno studio è risultato che il rischio dei soggetti vaccinati di età 4-19 anni era 9 volte superiore rispetto a quello dei non vaccinati. Uno studio analogo viene compiuto in Svezia da cui si ricava un rischio triplo e doppio rispettivamente per quelli con meno o più di 21 anni 

Ciò nonostante il Global Advisory Committee on Vaccine Safety(GACVS) dell' OMS si pronuncia a favore della continuazione della vaccinazione nei confronti del virus influenzali in quanto nessun legame è stato riscontrato con altri vaccini, sia stagionali che pandemici. A livello europeo, a parte la Finlandia con 62 casi e la Svezia con 61, solo l' Islanda avrebbe riportato un aumento, sia pure minimo dell' incidenza. In Canada, dove è stato usato un vaccino molto simile ( Aremparix) non si sarebbe verificato nessun aumento significativo.

Nell' estate del 2011 si aggiungono anche Irlanda  e Norvegia con 13 e 23 casi sospetti.



Ad agosto del 2011 viene pubblicato sulla rivista Annals of Neurology un articolo che fa segnare un punto a favore dei sostenitori dell' innocenza del Pandemrix. E' scritto da un gruppo congiunto di studiosi cinesi e americani, guidati da Emmanuel Mignot della Stanford University, grande esperto di narcolessia e autore di numerosi studi sull' argomento, che hanno rilevato un aumento dei casi di narcolessia in Cina che si sarebbe verificato 5-7 mesi dopo il picco dell' epidemia di influenza pandemica, con un aumento di 3 volte rispetto a precedenti stagioni, non riconducibile alla vaccinazione. 

Questo articolo riapre il dibattito su quali siano da considerare le reali cause della malattia, ma il mese successivo esce il rapporto della Task Force finlandese sulla Narcolessia in cui si afferma che solo il 10% dei bambini e adolescenti colpiti dalla malattia avevano contratto l' influenza H1N1 e in ¼ dei casi era stata rinvenuta la presenza di anticorpi contro l' AS03, che è l' adiuvante impiegato nel vaccino. I casi in Finlandia sono nel frattempo saliti a 98, 79 dei quali di età compresa tra i 4 e i 19 anni. Nella stessa relazione si dà atto tuttavia che la vaccinazione ha contribuito ad evitare un significativo numero di infezioni e di complicanze gravi da virus pandemico, per cui il rapporto rischi-benefici viene ritenuto positivo 

Sulla base delle numerose evidenze ormai emerse, il governo finlandese autorizza la corresponsione di un risarcimento a tutte le famiglie che hanno avuto un membro coinvolto 

Due studi successivi rafforzano il legame narcolessia-Pandemrix, uno condotto da Hanna Nohynek del Finnish National Institute for Health and Welfare  e l' altro dal primo medico che ha denunciato la faccenda, Markku Partinen. Facendo un confronto tra i casi verificatisi in Finlandia nei 7 anni precedenti con quelli che anno avuto luogo dopo la stagione pandemica, l' aumento risulta essere di ben 17 volte. 50 dei 54 casi erano stati vaccinati in media 42 giorni prima dello sviluppo della malattia. Nei soggetti di età maggiore di 20 anni non si è verificato nessun aumento dell' incidenza. L' analisi genetica ha riscontrato la presenza dell' allele DQB1*0602/DRB1*15 in 34 su 54 casi. Il professor Partinen previene una possibile obiezione, che cioè l' aumento del numero dei casi sia correlato solo con un aumento della pubblicità che è stata data all' argomento: nella maggioranza dei casi l' inizio della malattia è stato brusco e ha portato a consultazioni mediche prima dell' agosto 2010, quando hanno cominciato ad uscire le prime notizie di stampa. 
 

La controversia sembra a questo punto volgere decisamente a favore del danno da vaccino. A settembre del 2012 l' ECDC rende note le conclusioni del gruppo europeo di investigazione epidemiologica che, sulla base di due studi, uno della stessa ECDC e l' altro del consorzio Vaccine Adverse Event Surveillance and Communication (VAESCO), considera plausibile l' associazione tra Pandemrix e narcolessia, ma solo nei bambini di Finlandia e Svezia, mentre non esisterebbero evidenze in tal senso per gli adulti e per altri paesi europei.  Il problema, a questo punto, è capire perché non si sia verificato un simile aumento in paesi come l' Inghilterra e il Canada, dove esiste una pari suscettibilità genetica ed è stato usato lo stesso vaccino o uno molto simile e quale componente del vaccino possa avere indotto la reazione. Il principale indiziato è l' adiuvante, che nel caso del Pandemrix, è formato da un composto di nome AS03, che è dato dall' associazione di un olio derivato dal fegato degli squali ( da cui il nome squalene) da un tipo di vitamina E chiamata DL-alpha-tocopherol e da un' emulsionante, il polisorbato 80. Lo scopo di questo come di altri adiuvanti è quello di potenziare la risposta immune agli antigeni presenti nel vaccino, ma si teme che possa innescare reazioni di tipo autoimmunitario. Il vaccino distribuito in Canada ( Aremparix) possiede lo stesso adiuvante, con minime differenze nella formulazione. Lo squalene è anche un componente fondamentale del vaccino Focetria prodotto dalla Novartis e distribuito in Italia e in altri paesi europei.



In realtà nei mesi e negli anni successivi escono nuovi studi che dimostrerebbero un aumento dell' incidenza anche in altri paesi europei, come in Danimarca, in Inghilterra, in Francia  e da ultimo in Germania 
anche se va precisato che si tratta di lavori retrospettivi basati su numeri non molto elevati e relativi a casi emersi spesso in un' epoca successiva alla divulgazione mediatica della vicenda e quindi soggetti a possibili bias, come del resto gli stessi autori riconoscono.

Il dubbio che la massiccia circolazione del virus pandemico avesse avuto un ruolo determinante nell' aumento dei casi viene nuovamente smentito da uno studio finlandese che dimostra che i bambini ammalati di narcolessia presentano un' elevata presenza di anticorpi rivolti verso la proteina NS1 del virus H3N2 stagionale, ma bassissima nei confronti del virus H1N1 pandemico. Solo 2 bambini su 45 presentavano livelli tali di anticorpi anti NS1 da far ritenere probabile una concomitante infezione naturale.



Data ormai per certa l' associazione vaccino-malattia, rimane da spiegare l' aumento dei casi registrato in Cina non in rapporto con la vaccinazione ma, verosimilmente, con la presenza del virus H1N1.

A fine 2013 il prof. Mignot fa la scoperta che sembra far quadrare il cerchio: le cellule CD4+ T responsabili della distruzione delle cellule cerebrali che secernono l' ipocretina riconoscono anche una proteina del virus H1N1, l' emagglutinina (HA) e da qui la suggestiva ipotesi che sia questa ad evocare, grazie ad un meccanismo chiamato mimetismo molecolare, la risposta autoimmune. Con questa scoperta viene data spiegazione all' aumento dei casi sia in Cina che in Europa, con sempre il virus H1N1 al centro, per azione diretta nel primo caso, veicolato dal vaccino nel secondo. 

Mignot ha dovuto successivamente ritrattare il suo studio, in quanto non è riuscito a riprodurne i risultati ma ha comunque avuto il merito di aprire un interessante filone di studio che ha evidenziato come il danno non sia provocato dal vaccino in quanto tale, ma dagli antigeni virali il cui effetto, probabilmente, è potenziato dall' adiuvante.

Resta da chiarire perché lo stesso principio non valga per vaccini con lo stesso adiuvante ( Aremparix) o con uno molto simile ( Focetria ). Uno studio nello stato dell' Ontario in Canada, dove l' Aremparix è stato somministrato a 4,8 milioni di persone, non ha infatti rilevato nessun aumento di casi. 

A dicembre 2014 una plausibile spiegazione proviene da ricercatori finlandesi che, nei soggetti affetti dalla malattia,  mettono in evidenza  livelli molto più alti rispetto alla popolazione generale di anticorpi di tipo IgG che si legano al Pandemrix. Nel caso dell' Aremparix, l' azione legante di tali anticorpi era molto minore, ad indicare delle differenze tra i due vaccini. Indagini approfondite hanno permesso di appurare che gli antigeni virali del Pandemrix presentano una percentuale superiore di proteina NP alterata ( a causa dei detergenti impiegati) e che gli anticorpi prodotti contro questa componente erano particolarmente alti nei soggetti portatori della variante genetica tipica della malattia (DQB1*06:02)



A risultati analoghi sono giunti ricercatori della Novartis e dell' Università di Siena analizzando le differenze tra il Focetria e il Pandemrix, che usano adiuvanti simili. Il primo contiene il 72,7% in meno di proteina NP, una piccola porzione della quale presenta un' elevata somiglianza strutturale con una parte del recettore 2 per l’ipocretina. In soggetti geneticamente predisposti alla narcolessia ed infettati con il virus selvaggio dell’influenza A, l’organismo produce anticorpi contro la nucleoproteina A virale, che possono legarsi anche al recettore 2 dell’ipocretina. Quando il recettore è bloccato da questi anticorpi, il neuropeptide ipocretina non può legarsi: ciò determina un difetto di segnalazione neurorecettoriale specifica che comporterebbe l’insorgenza della narcolessia. Anche se rimane da spiegare come questi anticorpi stimolati dalla proteina NP arrivino al cervello, questa scoperta rappresenta un nuovo importante tassello nell' individuazione delle cause che hanno portato all'insorgenza della narcolessia


Ultima in ordine di tempo, una ricerca di Partinen e altri mette in evidenza, in una percentuale significativa dei soggetti affetti dalla malattia rispetto ai controlli, un aumento degli anticorpi antigangliosidi, gli stessi che aumentano in malattie immunomediate come la Guillaim-Barrè, sempre associati alla nota predisposizione genetica.



Quali lezioni possiamo trarre da tutta questa vicenda? 

La cronaca, anche recente, registra continui attacchi alla legittimità delle campagne di vaccinazione sia di tipo ordinario che in risposta ad eventi eccezionali come le pandemie. La tendenza è quella di demonizzare uno dei più importanti strumenti di salute pubblica, con l' accusa di soggiacere agli interessi delle multinazionali farmaceutiche, pronte ad usare tutti i potenti mezzi a loro disposizione per soffocare ogni minaccia ad un' importante fonte di guadagno. Non è certo mia intenzione negare l' esistenza di pratiche sotterranee o di conflitti di interesse, ma la vicenda qui narrata dimostra che a fronte di alcune ombre esistono grandi spazi di pensiero libero e di ricerca della verità, senza vincoli che non siano quelli dettati dalla propria coscienza. Il dottor Partinen vive in una nazione dove la vaccinazione, compresa quella influenzale, è considerata un valore irrinunciabile, tanto da porre quel paese in testa nelle classifiche europee delle coperture della popolazione, ma questo non ha impedito al medico di denunciare una situazione di potenziale pericolo per i propri cittadini, anche a costo di gettare discredito su una campagna su cui il suo paese aveva grandemente investito. Dopo le esitazioni iniziali legate ad una giustificata cautela, va dato atto alle autorità pubbliche, sia finlandesi che europee, di aver portato avanti con determinazione e trasparenza un percorso di approfondimento che ha permesso di far luce sulla questione e di riconoscere il nesso causale tra vaccino e malattia. La ricerca scientifica dei vari paesi si è dimostrata tutt' altro che succube dei poteri forti e ha condotto indagini rigorose che hanno meglio definito i contorni dell' intera vicenda. Tutto questo è la dimostrazione che i programmi di vaccinazione, se anche hanno alle spalle logiche di mercato, non sono da queste condizionate al punto di mettere a rischio la salute e devono continuare a riscuotere la fiducia della gente in quanto strumento essenziale per la difesa del singolo e della collettività.
La sciagura caduta addosso ai soggetti colpiti e alle loro famiglie deve essere un forte richiamo a mantenere alti i livelli di attenzione sulle possibili reazioni avverse dei vaccini, ma non può rappresentare un motivo per rigettare i piani di vaccinazione che hanno permesso di salvare tante vite. Lo stesso vaccino pandemico, nonostante questa ombra, mantiene intatta la sua legittimità in quanto è stato scelto con una procedura di urgenza legata ad un evento dalle conseguenze imprevedibili che, se anche si è dimostrato più blando rispetto ai timori iniziali, è stato comunque causa di sofferenze e di vittime che il vaccino è riuscito in parte a prevenire. Se in quei paesi in cui l' adesione è stata ampia l' impatto della pandemia, non solo nel primo anno ma anche in quelli successivi, è stato più blando rispetto ad altri, una parte del merito può essere attribuito proprio a questa maggiore copertura. In Italia, dove l' adesione è stata bassissima, abbiamo subito tre diverse ondate con impatto severo sulla popolazione.
In ogni caso non è stato il vaccino in quanto tale o l' utilizzo degli adiuvanti ad essere direttamente responsabili della malattia, ma componenti del virus che non sono stati sufficientemente purificati e hanno innescato la reazione di tipo autoimmunitaria.  Queste scoperte aiuteranno a migliorare la tecnologia di produzione e a rendere sempre più sicuri i vaccini come arma imprescindibile nella lotta dell' umanità contro le minacce infettive.
I casi di narcolessia verificatisi nei paesi nordici hanno anche permesso di capire meglio i meccanismi patogenetici della narcolessia e di individuare i fattori coinvolti che serviranno, si spera, a prevenire e a curare meglio la malattia.